Mission

Mission

Correva l’anno 1955 quando, per impulso di Vincenzo Dona, fece la sua apparizione sulle scene italiane l’Unione Nazionale Consumatori. I consumatori di allora se la passavano male, non solo perché l’Italia era ancora alle prese con notevoli difficoltà economiche, ma perché i loro diritti erano pochi e spesso calpestati. Frodi ed inganni erano sempre in agguato certamente più di quanto non accada oggi. Tra le prime conquiste dell'Unione vi sono proprio alcune importanti norme sull'etichettatura dei tessili,  la classificazione degli oli d'oliva e il peso netto.

L’Unione Nazionale Consumatori ha cominciato a farsi largo con l’obiettivo di rappresentare la voce dei consumatori, allora costretti al silenzio perché privi di rappresentanza: il “cittadino-lavoratore” cominciava ad avere diritti sempre più forti che culmineranno nello Statuto dei lavoratori, mentre il “cittadino-consumatore” era alla mercé di lestofanti e truffatori.

La difesa del consumatore, dunque, è da sempre la nostra missione: tra mille difficoltà e con poche risorse ogni giorno siamo impegnati nell’affrontare una moltitudine di problemi che riguardano i consumatori. È una continua lotta contro il tempo perché ad un problema se ne aggiunge sempre un altro. Siamo pochi, maledettamente pochi. Ma anche se dovremmo e vorremmo essere molti di più, abbiamo ottenuto importanti risultati: la legge quadro sui consumatori nel 1998, il Codice del Consumo nel 2005, l'azione di classe in vigore dal 2010 per far ottenere a gruppi di consumatori danneggiati risarcimenti collettivi.

Oltre cinquant’anni di storia (e di storie) dalla parte dei consumatori, ci hanno fatto maturare una visione del consumerismo non ideologica, né tanto meno manichea: per noi il mercato non è un luogo in cui ci sono buoni e cattivi, lupi e agnelli, ma attori ognuno dei quali deve svolgere il proprio compito nel rispetto delle regole, pena l’espulsione.

Una delle attività cui teniamo particolarmente è la formazione del consumatore: educazione ad un consumo consapevole, ad una spesa oculata, ad un’alimentazione sana e corretta, alla difesa del proprio reddito, al risparmio. Perciò ogni anno coinvolgiamo tutte le scuole medie italiane in programmi educativi finalizzati ad accrescere la sensibilità dei ragazzi a temi che sono fondamentali per il loro sviluppo e per la loro salute. È un lavoro faticoso, non facile, che però è ripagato dalla soddisfazione e dall’entusiasmo dimostrati ogni volta dagli studenti.

Il nostro Paese sta attraversando un periodo di grande difficoltà, in uno scenario internazionale tormentato da due gravi emergenze, quella ambientale e quella energetica. A noi non è mai piaciuto il ruolo di contabili degli aumenti di prezzi e tariffe: a cosa serve lamentare – spesso e in modo maldestro ed affrettato – che una famiglia spenderà 100 euro in più l’anno per l’energia elettrica? Si otterrà, al più, di finire sui giornali ingenerando spesso sfiducia e disperazione che sono l’anticamera di ogni recessione economica. Ma l’aumento resta e le famiglie vere (non quelle teoriche) sopporteranno, in varia misura, gli aumenti annunciati. Preferiamo, invece,  con le nostre idee e le nostre azioni cercare di migliorare il mercato, tutelando gli interessi dei consumatori opponendoci alle prepotenze dei prevaricatori di turno.

Vorremmo conoscervi tutti, soci e simpatizzanti, quelli che hanno aderito alla nostra Unione e poi l’hanno abbandonata, quelli che vorrebbero farlo, ma  pensano che 35 euro l’anno siano troppi, quelli che ci chiedono “che ci state a fare”, quelli che non chiamano, ma pensano “meno male che c’è l’Unione Consumatori”, quelli che non ci pensano e non ci chiamano. Vorremo conoscervi tutti perché siamo certi che ciascuno di voi ha qualche cosa non solo da chiedere, ma anche da dare: per il vostro futuro, per il futuro dei vostri figli, per un mercato più giusto e più equo, per combattere furbi e furbetti e non cedere alla rassegnazione.

Qualcuno, ogni tanto, ci chiede “se ne vale davvero la pena”; secondo altri sarebbe inutile dedicarsi ai consumatori e faremmo meglio ad occuparci d'altro. Ma non ci rassegniamo, convinti che senza sognatori il mondo sarebbe fermo ancora all’età della pietra.