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CASO DEL FALSO GINECOLOGO STAMPINI ANDREA

 

E’ di questi giorni l’acceso scontro con la ASL di Trento e questa Associazione di Consumatori che si rifiuta di fornire documentazione riguardante il falso ginecologo STAMPINI che avrebbe lavorato prima come primario e poi come medico ginecologo presso le strutture di Riva del Garda e Bassano del Grappa.

Il rifiuto di consegnare la documentazione in relazione all’interesse pubblico risultante dal caso in questione è indubbio e nessuna giustificazione può trovare la ASL nel rifiutare l’accesso agli atti asserendo pretestuosamente che l’interesse è relativo solamente a pazienti del veneto anziché del Trentino. Una scivolata su “una classica buccia di banana” con cui l’ASL di Trento è caduta, rifiutando la collaborazione, e che riteniamo porterà a spiacevoli conseguenze sul piano penale e civilistico della dirigenza.

La cosa ha dell’incredibile visto che per anni nessuno si era mai accorto della mancanza dei titoli dello STAMPINI e in particolare dopo che lo stesso è stato nominato primario dell’Ospedale di Riva del Garda.
Numerose sono le pazienti e i congiunti di pazienti deceduti che sono rivolti a questa associazione per essere tutelati ora negli ultimi giorni anche dal Trentino, per fare chiarezza su tutta questa sconcertante vicenda.
Viene presentato esposto penale alla procura della Repubblica e alla Corte dei conti perché siano verificate le responsabilità dell’ENTE sanitario Trentino e dell’eventuale danno erariale subito in seguito all’assunzione dello STAMPINI.
Lo STAMPINI faceva il ginecologo e non il “pasticcere o il commercialista”, per la sua peculiare attività metteva le mani addosso alle persone e nelle parti intime per cui si dovrà fare chiarezza sulle responsabilità anche per quelle famiglie che hanno perso un congiunto sotto i ferri del falso medico.
Chiunque abbia avuto rapporti professionali con il predetto falso ginecologo può rivolgersi a questa associazione per essere tutelato.

 

Sentenza contro ENI Gas

QUANDO IL GESTORE DEL GAS CHIEDE PAGAMENTI NON DOVUTI

ENI GAS POWER RICHIEDE IN PAGAMENTO FATTURE GIA’ SALDATE DALL’UTENTE CONDANNATA PER LITE TEMERARIA http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/11/bollette.jpg

Il Giudice di Pace di Bassano del Grappa AVV. Elisabetta BASTIANON, con sentenza nr. 392/15 del 10 settembre scorso ha condannato la società ENI GAS & POWER al pagamento in favore di un utente Di Bassano del Grappa di euro 300 per lite temeraria e euro 400 di spese di lite.

La somma di per se non appare eclatante per un gestore come ENI GAS, ma è importante per questa Associazione, che la sentenza emessa abbia dato un segnale ai gestori di servizio che a volte la giustizia funziona e che non è possibile sollecitare pagamenti di fatture di consumi arretrati già pagati dal consumatore nonostante il gestore si sia reso conto che quanto richiesto non era dovuto. La vertenza nasce da diversi solleciti effettuati dal gestore ad una utente Bassanese, il quale dopo aver dimostrato bollette alla mano di aver pagato euro 930,82 di presunti insoluti e non avere alcuna pendenza, si vede notificare un decreto ingiuntivo a cui venivano richiesti oltre ad interessi, anche spese legali per un totale di euro 1.202,32.   Il consumatore  dopo aver richiesto assistenza a questa associazione, si costituiva in giudizio ottenendo giustizia. L’aspetto più grave e sconcertante della vicenda e che diverrà, anche oggetto di ulteriore segnalazione all’Autorità Garante per la concorrenza e il Mercato, è che nonostante prima dell’udienza fosse stata dimostrata la regolarità dei pagamenti dell’utente, ENI GAS POWER ha continuato ad esigere le somme NON dovute anche davanti al giudice, costituendosi con il proprio legale, motivando la pretesa con ipotetiche somme a conguaglio reclamate ma mai documentate.

Anche per questo motivo è stata determinata dal Giudice la condanna per temerarietà della causa, applicando anche se raramente in questi casi, l’art. 96 cpc , che seppur leggera, (solo 300 euro), mette però in evidenzia la necessità  da parte dei gestori di porre maggiore attenzione sulle pretese nei confronti degli utenti, già peraltro ampiamente gravati di costi e spese per i servizi energetici tra l’altro molto più cari da noi che nel resto dell’Europa.

CLASS ACTION NUOVA APPROVAZIONE

CLASS ACTION: APPROVATA DALLA CAMERA LA MODIFICA ALLA LEGGE

La Camera dei Deputati ha approvato la legge sulla class-action con 388 voti a favore, nessun contrario ed un astenuto.

Il testo, che ora passa al Senato, poten­zia lo strumento dell'azione di classe. Attualmente disciplinata nel codice del consumo, viene ora introdotto un nuovo ti­tolo nel codice di procedura civile. La legge elimina ogni riferimento a consuma­tori ed utenti. L'azione sarà sempre esperi­bile in relazione a diritti individuali omo­genei da ciascun componente della classe, anche mediante associazioni o comitati. Alla class-action potranno ora partecipare anche coloro che aderiscono dopo la sen­tenza che accoglie l’azione. Il reclamo e il ricorso avverso le ordinanze ammissive, non sospendono il procedimento davanti il tribunale. Viene innovata la disciplina del compenso per i difensori, in caso di accoglimento della domanda, riconoscendo loro la cosiddetta quota lite.

I destinatari della CALSS ACTION saranno imprese ed enti gestori di servizi pubbli­ci o di pubblica utilità. Il tribunale do­vrà valutarne l'ammissibilità entro 30 giorni dalla prima udienza. Si aggiunge l'azione inibitoria collettiva nei con­fronti degli autori delle condotte lesive. In caso di condanna il giudice potrà pro­cedere direttamente alla liquidazione in­dividuale di ogni singolo aderente all'azione, o stabilire un criterio omogeneo di calcolo per la liquidazione dei singoli assegnando alle parti un termine (massimo 90 giorni) per trovare un accordo sull'en­tità del risarcimento. Il provvedimento del giudice è titolo ese­cutivo. Se il convenuto non adempie, anche la procedura di esecuzione forzata potrà essere esercitata in forma collettiva. Secondo l'Unione Nazionale Consumatori, è finalmente un passo avan­ti per rendere più praticabile la class-action, sempre che venga approvata dal Se­nato senza peggioramenti.

 Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha dichiara­to: "il disegno di legge sulla class-action preoccupa molto le imprese, cambierei volen­tieri il risultato del Jobs act con questa nuova legge anti-imprese che si sta propo­nendo". Il ministro Maria Elena Boschi, al convegno dei giovani di Confindustria, si è affrettata a dichiarare: "Non è una proposta del Governo credo che ci siano punti da ri­vedere nel passaggio al Senato. “

Per questa Associazione né Squinzi né la Boschi hanno compreso che la class-action premia gli imprenditori, almeno quelli onesti e lungimiranti, che sono poi la stragrande maggioranza, scoraggiando i comportamenti disonesti che rovinano la categoria e al­lontanano i consumatori dal mercato.

Ci auguriamo che il senato tenga conto degli interessi collettivi dei consumatori.

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